A scuola in Svizzera: il racconto di Fabrizio, padre di una adolescente a Ginevra

Mia figlia, che ha compiuto 13 anni ad agosto 2020, ha appena iniziato a frequentare il secondo anno del “cycle d’orientation”, equivalente ad una terza media italiana.

Va detto che, a fronte di un aumento esponenziale dei positivi al COVID-19 tra agosto e settembre 2020 (ad oggi il numero dei positivi in un giorno ha superato il picco di Aprile 2020), le scuole hanno riaperto regolarmente l’ultimo lunedí di agosto 2020 nel Canton Ginevra, Svizzera Romanda.

Organizzazione della scuola in Svizzera

La regolamentazione, che nella Confederazione Svizzera varia da cantone a cantone pur basandosi su principi comuni federali, prevede l’obbligo di portare la mascherina solo per allievi e personale di scuole superiori, cioè al “collège” e alle scuole di formazione (l’equivalente del liceo/istituti tecnici in Italia), frequentate dalla fascia di età 15-18 anni.

Per la scuola dell’obbligo, invece, questa misura non è prevista per gli studenti; solo insegnanti e personale scolastico, quando passano più di 15 minuti ad una distanza inferiore di un metro e mezzo da un altro soggetto, hanno l’obbligo di indossarla.

In tutte le scuole sono comunque attive le misure di prevenzione standard raccomandate dall’OMS per i luoghi al chiuso: distanziamento tra i banchi, disinfettanti per la sanificazione delle mani, disinfezione quotidiana delle aule e di tutte le strutture scolastiche, eccetera.

Nel caso in cui un soggetto risulti positivo al COVID-19, il “medico cantonale” apre un’inchiesta sulle persone con le quali ha interagito e, su questa base, decide le misure da assumere obbligatoriamente: dalla somministrazione del tampone (solo per il gruppo di persone interessate), alla quarantena per una o più persone, fino all’eventuale quarantena dell’intera struttura come estremo rimedio.

Il punto di vista dei ragazzi

Parlo spesso con mia figlia della percezione che hanno lei e i suoi coetanei della crisi COVID-19, e la conclusione che ne traggo è che per loro questa situazione, adesso che sono rientrati a scuola, non costituisce un grande problema e non ha effetti immediati sulla loro quotidianità.

Sul tema in sé, ad esempio sulla pericolosità del virus, i pareri dei ragazzi sembrano tendere alla relativizzazione del problema, facendo notare spesso come nel mondo di oggi vi siano cose ben più gravi ed urgenti alle quali viene attribuita molta meno attenzione, sia mediatica che istituzionale. Da adolescente di quarant’anni, devo dire che non posso dargli torto, almeno in parte.

La “nuova” normalità

Devo però anche dire che, a fronte di una pseudo normalità negli attuali ritmi di vita dei nostri figli, qui nel Canton Ginevra, permangono comunque degli elementi abbastanza destabilizzanti per il loro sviluppo psico-fisico.

Ad esempio, è verosimile che quest’anno gli studenti non potranno partecipare a feste a scuola, in particolare mi riferisco alla festa di fine anno. È anche molto probabile che non si svolgeranno le abituali gite all’estero, mentre invece di norma, all’ultimo anno del Cycle (a 14-15 anni di età in media), la gita prevede un viaggio in una grande capitale europea.

È vero, non è la fine del mondo, ma si tratta comunque di una forma di privazione alla quale devono, purtroppo, essere sottoposti.

Molto, ma molto più gravi sono stati, a mio avviso, gli effetti della chiusura delle scuole tra fine marzo e fine giugno 2020. Anche se la scuola si è immediatamente organizzata per proseguire i corsi via internet e cercare di non far perdere il ritmo della didattica ai ragazzi, l’impatto sulla loro salute psico-fisica è stato devastante, come in seguito riconosciuto da molti specialisti e operatori del settore, ma anche dalle testimonianze di innumerevoli famiglie.

Da ciò che ho visto con i miei occhi, ma anche letto e ascoltato, i giovanissimi sono stati per la maggior parte destabilizzati, disorientati, resi solitari, impigriti e ingrassati a seguito della prolungata chiusura delle scuole durante il “primo lockdown“, tra marzo e giugno 2020.

Avendo la libertà di stare all’aria aperta o di ritrovarsi in piccoli gruppi, hanno vissuto qualche iniziale settimana di euforia, per poi però alienarsi sempre di più dal resto del mondo, del loro mondo, complici anche le nuove tecnologie, gli smartphone, i social e tutto quello che durante il lockdown ha permesso alla gente di proseguire e incrementare una forma di comunicazione certo importante, attuale, ma anche innegabilmente impersonale e tendenzialmente alienante.

Devo dire che in questo caso la storia ha dato torto al grande Foucault, che paragonava le scuole alle prigioni. Le scuole hanno dato prova di avere un’importanza fondamentale nello sviluppo psico-fisico di bambini e ragazzi.

La scuola come baluardo dell’interazione umana “vecchio stile“, fabbrica di compagni di viaggio, con tutto il suo corollario di sensazioni, scoperte, paure, insicurezze, primi successi, piccoli e grandi drammi, amori fortissimi, scoperta di sé e vita di branco, sfide, esami, responsabilità, lenta costruzione della personalità, eccetera eccetera… la scuola della vita insomma, non può essere chiusa con tanta leggerezza. Il principio di proporzionalità tra rischio e rimedio deve tenere in conto i rischi derivanti dagli effetti nefasti della chiusura prolungata delle scuole, che sbilanciano completamente il quadro di valutazione, ed impongono cautele enormi.

Tutto questo lo dico senza voler assolutamente sminuire i danni alle persone legati al COVID-19, che ritengo essere reali e molto preoccupanti. Esprimo anche tutta la mia considerazione per le vittime di questa malattia, sia essa stata fattore aggravante o causa diretta di morte, e per le loro povere famiglie, le quali senza dubbio hanno vissuto e purtroppo ancora vivono momenti terribili.

E lo scrivo con affetto, con tanto affetto, inviando il mio contributo ad un mio amico caro…neanche a dirlo, compagno di scuola!

Fabrizio

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Imparare all’aria aperta

Quant’è importante la vita all’aria aperta, il contatto con la terra, con gli animali, con madre natura, per crescere bene i nostri figli?...