DAD in montagna. Lascio tutto e vado a vivere in un borgo

Mi chiedo che succederà ai nostri figli quando tutto questo sarà finito.

Ci siamo trovati dalla sera alla mattina a chiudere in casa i nostri ragazzi, poi a nasconderci dietro pc che, personalmente, avevamo sempre congiurato diventassero un’abitudine, per quella che viene definita dad ma che , a nostro avviso non è buona ad altro che a confondere o a far venire mal di testa. 

Io e mio marito ci siamo trasferiti da qualche anno in un piccolo paese di cui erano originari i miei nonni. Dopo una vita trascorsa ad inseguire un successo che è arrivato e ci stava distruggendo come individui e come coppia, ma soprattutto che ci stava facendo perdere il senso di famiglia che era quello per cui avevamo scelto di costruircene una nostra, ci siamo trovati di fronte ad un bivio e abbiamo fatto la nostra scelta. Siamo genitori di due ragazzi adolescenti; due gemelli nati dopo anni di tentativi, preghiere, terapie e viaggi in Spagna. 

Perdere l’occasione di vederli crescere perché troppo impegnati tra una riunione con il board dell’azienda e un viaggio di lavoro era qualcosa che non riuscivamo ad accettare e abbiamo fatto quello che qualcuno definirebbe un colpo di testa. 

Mia nonna, che è morta quando io ero all’Università, veniva da un piccolo borgo montano: non era ricca nè in carriera ma io me la ricordo felice. E quella sua casetta per me era una rappresentazione fisica di quella felicità. Così abbiamo deciso di trasferirci con i ragazzi che, allora avevano 7 anni appena compiuti. Li abbiamo iscritti alla scuola del paese vicino (niente a che vedere con quella  che frequentavano in città, per ovvie ragioni). Nella loro classe erano in 5. Gli stessi 5 che oggi, che di anni ne hanno il doppio, e si trovano in piena seconda fase della pandemia, e spesso fanno dad da casa nostra. Una casa bad and breakfast immersa in un terreno agricolo che abbiamo trasformato in una piccola fattoria.

La connessione non è granché e per quanto i professori ci provino, non sono pronti e preparati a questo nuovo metodo. Sono stati letteralmente buttati in mezzo alle fiamme di strumenti e metodi che non gli sono propri, senza fornire loro un vademecum o una formazione adeguata. Per non dire poi degli studenti che non sempre hanno la possibilità di connettersi per seguire le lezioni. E, infatti, capita frequentemente che i compagni vengano a trovarci per seguire la formazione insieme.

Insomma è tutto un gran mal di testa. Ma non significa che tutto vada buttato alle ortiche perchè i nostri ragazzi comunque continuano a studiare e lo fanno prima di tutto grazie al nostro sostegno. Stiamo studiando con loro, li stiamo accompagnando come forse sarebbe il caso facessimo sempre, ogni giorno, dad e Covid a prescindere. C’è chi sostiene, giustamente, che il ruolo della scuola sia anche e soprattutto di incentivare esperienze e relazioni. In quanto ad attività sociali non è che ci sia questa gran scelta qui, ma stiamo bene, i ragazzi crescono, imparano bene, sono curiosi, vivono la loro adolescenza in modo sano, studiano con il nostro aiuto. 

Si perché oggi abbiamo il tempo per farlo. E tante volte mi chiedo che sarebbe successo se quel giorno del 2013 non avessimo preso la più difficile e più giusta decisione della nostra vita.

Non c’è più traccia del benessere economico che ci permetteva di spendere senza badare ai costi, non trascorriamo più i week end e le serate insieme con Ipad e netbook sulle gambe. Adesso ceniamo insieme e ci guardiamo negli occhi, e questa casa continua a parlare di felicità anche per questa nostra generazione! 

Così, tornando all’inizio della mia riflessione, dicevo che mi chiedo cosa succederà ai nostri figli quando tutto questo sarà finito. Dovremo fare i conti con loro e con quello che gli abbiamo offerto, con il tempo e lo spazio che gli abbiamo riservato. Perché oggi io e mio marito siamo sempre più convinti che il problema non stia nelle misure di (presunta) sicurezza che si impongono nelle scuole, la didattica a distanza contro quella in presenza, le mascherine in classe invece che le lezioni all’aria aperta, ma l’impegno e il rischio che noi famiglie vogliamo prenderci. E, siamo convinti, che rinunciare a tutto possa essere solo un modo per ottenere ben più di quanto si sarebbe mai potuto sognare. 

@Carla

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