Rinviare l’ingresso alla primaria. Quando e come si può?


Quest’ultimo anno e mezzo non è stato certamente quel che si può definire “convenzionale”. Le vite delle famiglie di mezzo mondo sono state letteralmente stravolte dal Covid e le misure adottate, Paese per Paese, per il contenimento della pandemia.
In Italia, tra le tante scelte operate (non entriamo nel merito che siano state o meno giuste), molte hanno avuto sensibili ricadute sulla routine dei più giovani. L’apertura e la chiusura delle scuole, l’alternativa DAD/presenza, hanno di certo contribuito a rendere, soprattutto i più piccini, privi di quelle esperienze sociali che i contesti scolastici favoriscono. D’altro canto “non solo scuola” per creare e favorire interazioni e socialità ma, ambienti sportivi, luoghi dedicati a musica, aree gioco, persino parchi pubblici, sono stati altrettanto “infrequentabili”.

Le conseguenze si sono già manifestate nei comportamenti e nelle intenzioni di molti, specie dei genitori di quei bimbi che, quasi in età scolare e prossimi all’ingresso in primaria, non ritengono sia tempo di questo cambio di vita per i loro piccoli, specie nel caso in cui abbiamo manifestato delle complessità sotto il profilo della sviluppo cognitivo comportamentale.

Ogni situazione fa storia a sè e va certamente considerata singolarmente, ma siamo fermamente convinti che, in linea di massima, i genitori sanno cos’è meglio per i propri ragazzi e, di certo, assumono decisioni orientate nella direzione del bene assoluto per i figli.

Per questo, tra chi non è persuaso all’idea di iscrivere il figlio/la figlia in prima elementare ma non aver neanche intenzione di intraprendere il percorso dell’homeschooling, c’è chi va alla ricerca di informazioni su come procedere in forma alternativa.

Come? Beh, sappiate che ritardare di un anno l’iscrizione alla primaria è una possibilità. Quando e in che modo farlo, lo spiega Livia Botta in un post su adozionescuola.


Va precisato che la deroga non è consentita sempre e comunque. Nella scuola italiana il criterio di riferimento è quello di inserire i bambini nella classe corrispondente all’età, attivando eventualmente i necessari dispositivi di sostegno per metterli in grado di apprendere con i coetanei. Dunque la deroga può riguardare solo casi eccezionali: bambini da poco adottati, che dovrebbero entrare nella prima classe della primaria a ridosso dell’ingresso in Italia, o che hanno frequentato dopo il loro arrivo solo pochi mesi di scuola dell’infanzia, e che presentano particolari fattori di vulnerabilità, che vanno attentamente documentati. Sulla questione le Linee d’indirizzo recepiscono una precedente circolare più esaustiva, che trovate a questo link. Sappiamo, e alcuni genitori lo hanno sottolineato, che anche bambini adottati da più tempo potrebbero presentare una maturazione cognitiva più lenta, che renderebbe opportuna la permanenza di un anno in più nella scuola dell’infanzia per consolidare i requisiti per la scuola primaria. Nulla vieta di chiedere la deroga anche in questi casi, ma è evidente che la situazione del bambino andrà documentata con più cura e che spetterà al Dirigente scolastico valutare se forzare un po’ i confini della normativa. 

CHI DEVE DOCUMENTARE? COSA BISOGNA DOCUMENTARE?

Spetta ai servizi pubblici o privati che seguono la famiglia nel post-adozione presentare la documentazione che motivi il bisogno del bambino di ritardare di un anno l’iscrizione alla primaria.Andranno segnalati i fattori di rischio relativi alla sua storia pregressa. Come l’esperienza dimostra, alcune situazioni critiche, sommandosi alla perdita dei legami biologici e al cambiamento di contesto ambientale e linguistico, tendono ad interferire con gli apprendimenti scolastici: i cambi nei luoghi di vita e nelle figure di attaccamento, le problematiche sanitarie e le ospedalizzazioni, le disarmonie evolutive senza diagnosi segnalate dalla documentazione di origine, la mancanza di esperienze di prima scolarizzazione nel paese di provenienza. Andrà inoltre effettuata una valutazione dell’effettivo livello di competenze neuropsicologiche e funzionali raggiunto dal bambino, per comprendere se sia già in grado di trarre beneficio dalle esperienze educative e didattiche della scuola primaria: il possesso dei prerequisiti cognitivi per lo sviluppo delle competenze specifiche di lettura, scrittura, calcolo e comprensione; le abilità trasversali che influenzano la capacità di apprendimento (regolazione delle emozioni nelle interazioni sociali, regolazione attentiva, funzioni esecutive).

Tale valutazione potrà essere realizzata tramite l’osservazione del bambino durante le visite domiciliari, osservando le sue attività di gioco, mediante le informazioni raccolte dai genitori e delle insegnanti della scuola dell’infanzia se il bambino già la frequenta. Quando possibile andranno utilizzati anche strumenti standardizzati (prove e test stutturati, privilegiando però l’utilizzo di test non verbali). Per approfondire l’argomento potete leggere a questo link l’articolo di L. Traverso, P. Viterbori, M.C. Usai, Bambini “a rischio” nel passaggio dall’infanzia alla primaria.La valutazione della situazione del bambino effettuata dai servizi che accompagnano la famiglia nel post-adozione potrà essere integrata da una relazione delle insegnanti della scuola dell’infanzia, se il bambino già la frequenta (non è prevista dalla normativa, ma alcuni Dirigenti la richiedono). ll colloquio tra i genitori e il Referente per l’adozione della scuola o il Dirigente scolastico consentirà di completare il quadro al fine di effettuare una scelta realmente ponderata.  

A CHI VA PRESENTATA LA RICHIESTA DI DEROGA?

Al Dirigente della scuola primaria che il bambino dovrebbe iniziare a frequentare. 

Nel caso di Istituti Comprensivi che hanno al loro interno sia la scuola primaria, sia la scuola dell’infanzia in cui il bambino resterà ancora per un anno, la procedura è piuttosto semplice. Ma come comportarsi quando i genitori hanno inserito o vogliono inserire il bambino in una scuola dell’infanzia che non fa parte di un istituto comprensivo e non ha quindi il ciclo successivo? Ritengo che in questo caso la domanda vada presentata comunque al Dirigente della scuola primaria che il bambino frequenterà in futuro, accompagnata da una dichiarazione di disponibilità della scuola dell’infanzia ad accoglierlo anche dopo il compimento dei sei anni. Su quest’ultimo punto chiedo però parere e conferma di chi si è trovato in questa situazione, che può essere abbastanza comune.

Livia Botta

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